Condivido con voi alcuni dati e riflessioni di cui io sto tenendo conto per decidere se ricevere pazienti in studio oppure no.


I motivi per cui ricevere pazienti in studio in questo momento di isolamento per emergenza covid-19 sono:

  • migliore efficacia del setting rispetto alla videochiamata;
  • maggiore controllo della privacy;
  • mantenimento della continuità del setting;
  • uno spazio fisico dedicato alla terapia.

I motivi per non ricevere pazienti in studio sono essenzialmente due:

  • far evitare al paziente (e a noi) spostamenti che aumentano inevitabilmente la percentuale di rischio;
  • l’impossibilità di garantire un ambiente totalmente igienizzato.

La difficoltà di garantire un ambiente privo di rischio è dovuta soprattutto alla peculiarità del nostro lavoro di psicoterapia: per 50/60 minuti noi e il paziente parliamo. Un medico mi ha fatto notare che anche garantendo la distanza di 1 metro, l’aerosol del fiato circola e si deposita su ogni oggetto della stanza di terapia.

Tosse e starnuti non sono indispensabili per favorire i contagi: aerosol carichi di materiale virale si propagano anche soltanto attraverso l’aria espirata. […] Il 48% dei campioni di aerosol emessi in assenza di tosse o starnuti (11 su 23) contenevano RNA virale, e 8 di questi 11, il virus infettivo. Tossire quindi non è necessario, per espandere l’epidemia: basta respirare.

“Influenza: perché si diffonda è sufficiente respirare”

Si potrebbe ovviare utilizzando mascherine Ffp2 o Ftp3 (quelle chirurgiche o le mascherine fatte all’uncinetto servono a poco) e badando a non portare mai le mani al volto, neppure per un tic o un prurito. Personalmente non trovo fattibile fare psicoterapia indossando la mascherina.

Tra le attività riconosciute come servizi essenziali c’è anche Psicologia!

Esatto. Psicologia è una professione sanitaria. Le attività di Assistenza Sanitaria (che troviamo al numero 86 dei codici ATECO) sono ritenute essenziali dal Governo e quindi non soggette a restrizioni.

Questo significa che qualsiasi attività dello psicologo è consentita?

Non proprio. Innanzitutto il codice 86.90.30 non riguarda solo la psicoterapia ma tutte le attività dello psicologo. Il buonsenso ci dice che molte di queste attività non sono strettamente essenziali.

Alcune attività strategiche consentite

  • 01 Coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali, caccia e servizi connessi
  • 03 Pesca e acquacoltura
  • 49.31.00 Trasporto terrestre di passeggeri in aree urbane e suburbane
  • 49.32.10 Trasporto con taxi
  • 72 Ricerca scientifica e sviluppo
  • 74.3 Traduzione e interpretariato
  • 75 Servizi veterinari
  • 82.20.00 Attività dei call center
  • 85 Istruzione
  • 86 Assistenza sanitaria
  • 87 Servizi di assistenza sociale residenziale
  • 88 Assistenza sociale residenziale

Elenco completo delle attività strategiche su: IlSole24ore

Istruzione (codice 85)

codici ATECO di ISTRUZIONE (il “secondaria” è un errore di stampa)

Nell’elenco delle attività essenziali, come potete vedere sopra, ci sono anche caccia, pesca, traduzioni, istruzione, call center.

Il numero ATECO che precede l’Assistenza Sanitaria è quello dell’Istruzione. Vi risulta che ci siano asili, scuole primarie, secondarie, università e master in cui è permesso andare “perché il codice ATECO è tra i servizi essenziali”?

Attenzione a non leggere i codici ATECO in modo decontestualizzato!

Esplodendo il codice 86.90 insieme alla nostra ci sono anche ambulatori tricologici, banche dello sperma, fisioterapia, optometria, idroterapia, massaggi curativi, terapia occupazionale, logopedia, chiropodia, chiroterapia, ippoterapia, igienisti dentali.

È chiaro che inserendo il codice 86 tra le attività essenziali il Governo non sta autorizzando a fare l’analisi del capello il deposito dello sperma, la calibrazione delle lenti o lo sbiancamento dei denti.

Quali sono i servizi psicologici non differibili?

Siete voi, in qualità di professionisti, che avete la responsabilità di stabilirlo “in scienza e coscienza”.

Un prima indicazione la troviamo tra le FAQ dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia (che però sono ferme al decreto dell’8 marzo). In sintesi viene consigliato di adottare, in tutti i casi possibili, «modalità di collegamento da remoto con particolare riferimento a strutture sanitarie e sociosanitarie».

Il Governo nelle FAQ del 20 marzo chiarisce che i servizi sociali e i centri sociali – ad esempio centri diurni per senzatetto, centri per anziani e diversamente abili, centri di ascolto per famiglie – possono proseguire le attività, garantendo le misure di sicurezza.

Le psicologhe e gli psicologi che offrono attività di mediazione familiare e spazi neutri nei casi di allontanamento dei minori su disposizione dell’autorità giudiziaria o che lavorano nei centri antiviolenza possono chiaramente continuare a lavorare presso le strutture.

Il Governo chiarisce anche che le strutture sanitarie private (e quindi, per estensione, io credo ci rientrino anche gli studi di psicoterapia) devono attenersi alla regola della non differibilità:

Le strutture sanitarie private, ivi compresi gli studi e le cliniche odontoiatriche, possono continuare ad operare e a erogare i propri servizi?
Sì, ma esclusivamente per le prestazioni che i professionisti giudichino non rinviabili e sempre previo appuntamento, per evitare la permanenza nelle sale d’attesa. I professionisti e gli operatori si attengono scrupolosamente ai protocolli di sicurezza anti-contagio, garantiscono l’accesso di un solo paziente per volta e sono tenuti ad avvalersi di strumenti di protezione individuale.

Criteri utili per giudicare se l’intervento psicologico è rinviabile

L’Ordine degli Psicologi non ha fornito indicazioni efficaci riguardo all’attività libero professionale. Dato che siamo professione sanitaria e condividiamo il codice ATECO con i medici e con i fisioterapisti vediamo come si sono regolati loro rispetto all’ultimo decreto del Governo.

Il CNOP (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi) ha diffuso un comunicato in cui risponde ai Quesiti relativi alla prosecuzione delle attività agli studi libero professionali di Psicologia e Psicoterapia. Un comunicato che molti attendevano, ma che ha lasciato piuttosto delusi. Non viene data alcuna indicazione concreta.
Si parla in modo generico delle “attività sanitarie” dicendo che “rimangono consentite nei limiti delle precauzioni”, ma è un messaggio fuorviante. Gli Ordini delle altre attività sanitarie, come potete leggere qui sotto, non “consentono” le attività semplicemente adottando precauzioni, ma vietano espressamente quelle che non sono urgenti e non differibili, ricordando anche il carattere colposo di comportamenti superficiali.
Gli psicologi dovrebbero avere una comunicazione più efficace rispetto ad altre professioni, ma personalmente ritengo davvero deludente la gestione di questa emergenza da parte del CNOP e degli Ordini regionali.

Molto più efficaci i comunicati degli altri colleghi sanitari: si invita a sospendere gli interventi in presenza, si invitano tutti i colleghi e i cittadini a rispettare il principio cardine e restare a casa se non per motivate ragioni di lavoro o per le necessità ritenute essenziali, e si precisa in modo chiaro quali sono le prestazioni urgenti, richiamando alla responsabilità, alle evidenze scientifiche e alle onestà intellettuale.

Fisioterapisti

DOCUMENTO CONGIUNTO A.I.FI. – COMMISSIONI DI ALBO DEI FISIOTERAPISTI

Medici dentisti

Raccomandazioni per gli Odontoiatri del 16/03/2020 a cura della Commissione Odontoiatrica Nazionale (estensibili per analogia anche agli Studi Medici privati)

Venterinari

Biologi

Il Comunicato dell’Ordine Nazionale dei Biologi è simile a quello del CNOP, ma precisa in modo chiaro di utilizzare i criteri di effettiva necessità e urgenza.

Io credo quindi che un modo saggio con cui noi psicologi possiamo orientarci nella decisione sia quello di seguire le stesse indicazioni che seguono i medici, i fisioterapisti, gli odontoiatri, i veterinari, le ASL e le altre professioni sanitarie:

  • fare di tutto perché le terapie e le consulenze psicologiche vengano trasformate in modalità a distanza e
  • limitare l’attività in studio ai soli trattamenti realmente urgenti e non differibili (qualora non trasferibili online).

Nel caso di accertamenti o di avvenuto contagio il professionista dovrà dimostrare che l’intervento non poteva in alcun modo essere effettuato in via telematica e che in scienza e coscienza aveva carattere di urgenza.

Posso andare in studio per fare le terapie via skype?

Per i criteri di prudenza di cui abbiamo parlato, è sempre preferibile limitare gli spostamenti. È chiaro che se per motivi di privacy o motivi tecnici hai la necessità di effettuare le videochiamate nel tuo studio, l’unico a correre rischi sei tu quindi devi rendere conto solo a te stesso (e alle persone con le quali entri in contatto).

In questo caso, nell’autocertificazione è sufficiente la motivazione relativa alle “esigenze lavorative”.

Quindi che faccio? Li vedo i pazienti in studio o no?

In questo articolo ho condiviso alcuni dati e riflessioni di cui io tengo conto nel prendere le mie decisioni professionali.

Nello spirito dell’okness che caratterizza la nostra professione di psicologi, so che psicologo/a sarà in grado di prendere le proprie decisioni in modo protettivo per sé e per i propri pazienti.


dr Christian Giordano

Psicologo Psicoterapeuta, mi occupo principalmente di terapia di Coppia e terapia Sessuale. Esperto in psicodiagnosi e grafologia. Appassionato di saggistica, neuroscienze e letteratura, in particolare filosofia, narrativa, fantascienza e fantasy. Linux user. → Scrivimi per info e consulenze private in studio e via Skype.